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  • Classi II, III e IV - Scuola primaria "Benedetto Croce" - Galaino (PZ)
  • GALAINO
  • Cenni storici.

    Per poter parlare della contrada Galaino bisogna tornare indietro negli anni, esattamente al 16 dicembre 1857 quando alle ore 20:15 – 20:18 – 21:15 tre violentissime scosse di terremoto devastarono una vasta area della Basilicata: in particolare furono colpite l’attuale provincia di Potenza e la zona centro-orientale di Salerno. I danni
    più’ gravi furono registrati nelle zone montuose, in particolare nell’alta Val d’Agri .
    Più di 30 centri subirono danni disastrosi: interi paesi e villaggi sparsi su una superfice di 3.150 Km₂ furono rasi al suolo.
    Negli attuali comuni di Marsico Nuovo, Marsicovetere, Viggiano, Grumento Nova (allora Saponara) e Montemurro, si ebbero il maggior numero di vittime.
    In seguito a questo fenomeno, dei Paesi colpiti rimase pochissimo di quello che oggi possiamo vedere nei centri storici, tra questiMarsico Nuovo, nuovo in quanto fu ricostruito per la maggior parte di esso, soprattutto nella zona a valle, le attuali contrade Sant’Elia, Scarpano, Galaino, Fontana Capano, Acqua Solfata ,Pagliarone.
    Nel periodo che va dal 1856 al 1950 anche Galaino subì tutto ciò che la storia ci ha narrato.
    L’evoluzione di questa Contrada è iniziata nel 1950 circa e continua tutt’oggi.
    In quegli anni, soprattutto per i centri rurali,il Parroco ebbe un ruolo molto importante, a Galaino Don Domenico Latronico, conosciuto da tutti come Don Mimì, e padre
    Eugenio uno dei Frati francescani, aiutarono la contrada portando sostegno alle popolazioni al tempo povere, la cui unica rendita erano i pochi terreni che coltivavano. I Frati con la preghiera e con il lavoro fecero tanto per questa comunità.In quegli anni costruirono con l’ aiuto degli abitanti di Galaino una grossa croce di cemento realizzata in un fienile e la posero sul Monte S. Nicola, in modo che guardasse e proteggesse la Contrada dall’alto. Purtroppo a causa della poca solidità di questa croce, poichènon realizzata con materiali adatti, fu distrutta da unaforte tempesta, i resti giacciono ancora sulla cima del Monte. In seguitocostruirono un altro Crocifisso questa volta in legnoe lo posero sul Monte Ausineta, dove per anni i devoti in processione pregavano e visitavano la croce. Negli anni successivi questo luogo di culto fu di nuovo spostato; ora si trova nell’area della casermetta della forestale, un po’ piu’ a valle, in un luogopiù accessibile,immerso nella natura. Ancora oggi si festeggia il SS. Crocifisso la seconda domenica di settembre con una processione che parte da Galaino, attraversa Scarpano, passa per Sant’Elia e si immette in un percorso di montagna fino ad arrivare sul Monte; questa tradizione sussisteoramai da più di 50 Anni.
    Gli stessi abitanti capirono che c’era la necessità di crescere, quindi fu intorno al ‘ 60che alcune famiglie del posto donarono una parte cospicua di terreni dove oggi si trovano: la chiesa di S. Nicola( protettore del luogo),l’ ufficio postale, l’ufficio anagrafe, la scuoladell’infanzia, la pista di pattinaggio, il campetto da calcio e la scuola primaria.
    Grazie ad una vedova di guerra (Cianciarulo Concetta da tutti chiamata Zia Concetta) e al Parroco Don Leonardo Mupo ( tutt’oggi ancora vivente) che dedicarono la loro vita alla crescita delle generazioni del tempo,fu istituito proprio a casa della vedova il primo Asilo Parrocchiale. Il simbolo che rappresentava questo gesto di donazione era un gelso rosso piantato in giardino. Tutti i giovani abitanti trascorrevano i pomeriggi sotto questo gelso con una chioma enorme che produceva dei gelsi gustosi e rari, per lororappresentava unparco giochi.Purtroppo qualche anno fa, per una scelta irresponsabile fu abbattuto, portando via un pezzo della storia di Galaino.
    Galaino è una delle contrade più grandi del comune di Marsico Nuovo. Conta circa 1000 abitanti ed è dotata di tutti i servizi essenziali: ufficio postale, sede distaccata dell’ufficio comunale, ambulatorio medici di base, scuola materna, scuola primaria, posta geograficamente al centro dei più grandi paesi della Valle.
    Alle pendici del Monte S. Nicola troviamo due sorgenti le quali alimentano il torrente Galaino, che costeggia la contrada, più a valle un'altra sorgente molto importante è quella delle acque sulfuree sita nella contrada Acqua Solfata dalla quale prende il nome; da studi effettuati pare che a soli 90 metri sottoterra è presente acqua calda . Dal punto di vista commerciale la contrada è dotata di un bar, di una ferramenta e di un negozio di elettrodomestici, i quali sono aperti da almeno 45 anni; purtroppo alcune attività sono state chiuse, come un ristorante e un negozio di alimentari.
    Negli ultimi anni è stata realizzata una zona PIP che accoglie diverse attività industriali, artigianali e commerciali.

    CENNI NATURALISTICI.
    Molto interessante è il patrimonio naturalistico di Galaino, il cui territorio rientra nel Parco Nazionale Val D'Agri - Lagonegrese.
    La flora è molto rigogliosa, infatti sono presenti boschi di faggi i quali custodiscono il tartufo, fungo sotterraneo di particolare pregio. Anche le querce, aceri e castagni creano gli habitat idonei allo sviluppo dello scorzone estivo e dello scorzone invernale. Il sottobosco offre: asparagi e funghi porcini.
    La fauna selvatica è composta soprattutto da piccoli animali come: istrici, tassi, faine,lepri e volpi. Sono presenti anche i rettili come serpenti, lucertole e vipere. Tra gli animali di taglia maggiore sono presenti: cinghiali e lupi.
    In queste zone la ricerca del tartufo è un'esperienza entusiasmante, tartufai esperti ed intraprendenti organizzano escursioni per la ricerca del tartufo con l'aiuto di cani addestrati come il "Lagotto", che oltre ad avere un eccellente olfatto, è forte e resistente alla fatica e non viene distratto dagli animali selvatici. La raccolta del tartufo va dal 15 novembre al 15 marzo.
    Il tartufo è molto rinomato per il suo sapore intenso, infatti viene molto utilizzato in campo gastronomico. Un piatto tipico é: ravioli al tartufo.

    Ricetta ravioli al tartufo:
    Ingredienti:
    500 gr di ravioli
    tartufo q.b.
    150 gr di burro
    prezzemolo, sale.

    Procedimento: in una casseruola porre 150 gr di burro (oppure olio extra vergine di oliva) e farlo sciogliere con del tartufo grattugiato e un pò di prezzemolo. Cuocere i ravioli in abbondante acqua salata e scolarli nella casseruola, amalgamare il tutto e condire con il tartufo a fettine e prezzemolo.
    Come variante si può anche inserire la panna con il burro e il prezzemolo oltre al tartufo.
  • Classe III - Scuola primaria di Villa d'Agri - Villa d'Agri (PZ)
  • IL NOSTRO PAESE: MARSICOVETERE
  • Classe terza di Villa D’Agri

    Il nome deriva dai Marsi, popolo italico proveniente dal bacino del Lago Fucino nella Marsica, in Abruzzo, che si spinsero fino in Lucania. Secondo altre ipotesi, anche da marsicus,marescum o marescium, aggettivi latini utilizzati in età tarda per definire un luogo paludoso e malsano. A questo appellativo fu aggiunto, poi, l’aggettivo veteris per distinguerlo da Marsicum Novum (l’attuale Marsiconuovo) fondata in un secondo momento.
    Il nostro paese Marsicovetere è composto dal centro storico e da due frazioni: Barricelle e Villa d’Agri.
    L’abitato di Marsicovetere si trova a 1036 m. slm ed è ricco di testimonianze storiche e culturali che raccontano la storia delle origini del paese.
    Alle spalle del borgo si innalza la cima del Monte Volturino che con i suoi 1835 m. è tra le vette più alte del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese.
    Per la sua posizione panoramica Marsicovetere è stato definito il ‘’balcone sulla valle’’.
    Infatti passeggiando lungo i vicoli del paese e soffermandosi in alcuni punti panoramici, è possibile ammirare tutta la Valle dell’Agri.
    A fare da cornice alla piazzetta del Pianitello, nella parte alta del paese, è l’imponente abitazione della famiglia Mazza. Un tempo in questo punto si trovava il castello medioevale (XI sec.) di cui oggi rimangono solto parte delle mura, una torre e la porta d'accesso principale.

    Lungo viale Vittorio Emanuele si possono osservare due monumenti moderni: una fontana edificata da Antonio di Gilio donata da Rocco Antonio Di Gilio, chimico farmacista, rappresentante della Colonia Marsicoveterese di Chicago ed il "Monumento ai caduti marsicoveteresi" della Prima Guerra Mondiale, opera di Giuseppe Ciocchetti del 1924. Si tratta di una scultura con una colonna in pietra sulla cui sommità è posta una statua bronzea raffigurante un'aquila con le ali spiegate che sovrasta una corona di foglie di quercia e ulivo, al di sotto della quale vi è una spada con la punta rivolta verso il basso. La colonna poggia su un basamento quadrangolare a gradini recante le iscrizioni commemorative e l'elenco dei caduti; il monumento è circondato da una recinzione ai cui angoli interni sono stati posti quattro ordigni bellici inesplosi e sul cancello d'accesso è posta una lastra in bronzo riportante a rilievo il Bollettino della Vittoria
    UN PO’ DI STORIA…
    Lo storico greco Strabone, vissuto tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., scrivendo della Lucania nomina tra i piccoli luoghi abitati anche Vertina. Secondo alcuni questo era il nome dell’antico abitato di Marsicovetere.
    Risalgono al periodo romano i resti della Villa romana rinvenuti nella frazione di Barricelle.
    La villa fu costruita alla fine del II secolo a. C. lungo le sponde del torrente Molinara, affluente dell’Agri.
    Apparteneva alla famiglia dei Brutti Praesentes di cui faceva parte l’imperatrice romana Brutia Crispina, moglie dell’Imperatore Commodo (161-192 d.C.).
    Una parte della villa era dedicata alla lavorazione dei prodotti dell’agricoltura (grano, olive, uva) ed era abitata dalla servitù. Un’altra parte era riservata alla famiglia proprietaria che la utilizzava nel tempo libero.

    Un evento importante per la storia di Mrasicovetere fu l’arrivo, nel 1334, di Angelo Clareno un francescano che si rifugiò nel Convento di Santa Maria dell’Aspro i cui ruderi sono ancora visibili lungo la strada che collega il borgo con la frazione di Villa d’Agri. Clareno era uno dei maggiori rappresentanti dell’ordine dei Fraticelli (o fratelli della vita povera) che furono perseguitati da Papa Giovanni XXII e, per questo, si rifugiò a Marsicovetere.
    La sua permanenza nel piccolo borgo, fino all’anno della sua morte avvenuta il 15 giugno del 1337, determinò un momento significativo per la vita religiosa della comunità poichè si creò un attivo pellegrinaggio al piccolo convento per ascoltare la parola del frate.
    Nei pressi dei ruderi del convento di Santa Maria dell’Aspro ogni anno il venerdì Santo si svolge la rappresentazione della Via Crucis.
    A poca distanza dal piccolo borgo di Marsicovetere sono visibili i ruderi del convento di Santa Maria di Costantinopoli fatto costruire dal Principe Ettore Caracciolo nel 1575 e tenuto dai monaci cappuccini.
    Passeggiando su viale Vittorio Emanuele s’incontrano diversi palazzi signorili caratterizzati da portali su cui sono incisi stemmi delle famiglie, date di costruzione o altri simboli.

    La Chiesa Madre fu costruita nel XIV sec e ristrutturata successivamente in stile barocco napoletano. Il portale esterno, in bronzo, è stato donato nel 1893 dagli emigrati di Marsicovetere trasferitisi a Philadelphia.
    La facciata si presenta molto semplice e lineare e sull’architrave si ergono le statue dei Santi Pietro e Paolo a cui l’edificio sacro è dedicato.
    Nella nicchia del portale si trova una scultura lignea della Madonna con Bambino del XIV sec. Nella Chiesa sono inoltre presenti alcune tele di scuola napoletana del settecento raffiguranti, tra gli altri, San Giovanni Battista, San Bernardino (patrono di Marsicovetere) e l’incoronazione di Maria.
    Nella nicchia sovrastante l’altare è conservata la statua della Madonna dell’Assunta (XVIII sec.) rappresentata su una nuvola circondata da teste di cherubini in atteggiamento di estasi, con lo sguardo rivolto verso il cielo e il braccio destro alzato. La statua, secondo la tradizione locale, viene portata in processione l’ultima domenica di maggio e lasciata presso il Santuario del Volturino fino al 15 agosto, quando viene riportata in paese.
    A fare da cornice alla piazzetta del Pianitello, nella parte alta del paese, è l’imponente abitazione della famiglia Mazza. Un tempo in questo punto si trovava il castello medioevale (XI sec.) di cui oggi rimangono solto parte delle mura, una torre e la porta d'accesso principale.
    La moderna frazione di Villa d’Agri (un tempo nota come Pedali per la sua posizione ai piedi di Marsicovetere) si sviluppa a valle del centro storico e rappresenta il centro di riferimento per tutta la valle in quanto offre servizi e strutture non presenti negli altri paesi vicini.
    A Villa d’Agri sono da ricordare alcuni edifici legati allo sviluppo del centro in epoca moderna ed altri luoghi legati alla religione.
    Tra i primi è da menzionare la sede del Consorzio di Bonifica dell’alta Val d’Agri e il cosiddetto “Palazzo” fatto costruire dai Caracciolo e poi ceduto alla famiglia Picininni che, attualmente, lo condivide con la famiglia D’Ottavio. La proprietà comprende anche la Cappella privata di S. Antonio Abate. Al suo interno è custodita la statua lignea di San Antonio Abate, realizzata a Napoli nel 1826, che viene festeggiato la prima domenica di giugno.
    Tra il 1956 e il 1958 venne eretta a Villa d’Agri la Chiesa della Beata Vergine Addolorata ed istituita l’omonima parrocchia distaccata da quella dei SS. Apostoli Pietro e Paolo del centro storico di Marsicovetere.
    La chiesa è abbellita dal portale in pietra cinquecentesco che apparteneva al monastero di Santa Maria di Costantinopoli.

    VILLA D’AGRI
    La moderna frazione di Villa d’Agri (un tempo nota come Pedali per la sua posizione ai piedi di Marsicovetere) si sviluppa a valle del centro storico e rappresenta il centro di riferimento per tutta la valle in quanto offre servizi e strutture non presenti negli altri paesi vicini.
    A Villa d’Agri sono da ricordare alcuni edifici legati allo sviluppo del centro in epoca moderna ed altri luoghi legati alla religione.
    Tra i primi è da menzionare la sede del Consorzio di Bonifica dell’alta Val d’Agri e il cosiddetto “Palazzo” fatto costruire dai Caracciolo e poi ceduto alla famiglia Piccininni che, attualmente, lo condivide con la famiglia D’Ottavio. La proprietà comprende anche la Cappella privata di S. Antonio Abate. Al suo interno è custodita la statua lignea di San Antonio Abate, realizzata a Napoli nel 1826, che viene festeggiato la prima domenica di giugno.

    Tra il 1956 e il 1958 venne eretta a Villa d’Agri la Chiesa della Beata Vergine Addolorata ed istituita l’omonima parrocchia distaccata da quella dei SS. Apostoli Pietro e Paolo del centro storico di Marsicovetere. La chiesa è abbellita dal portale in pietra cinquecentesco che apparteneva al monastero di Santa Maria di Costantinopoli.


    Notizie attinte dalla guida turistica del comune di Marsicovetere 2015
    a cura di Remo Bartolomei, Antonio L. Conte, Giovanna Petrone.
  • Classe V - Scuola Primaria "F.lli De Blasiis", Istituto Comprensivo "B. Croce" di Marsico Nuovo - Paterno (PZ)
  • Storia del comune di Paterno
  • Storia
    Il suo nome deriva da “Paternicum”, che significa “Terra dei Padri”. Anticamente si sviluppava sopra una montagna che si chiama Civita e in un altro luogo che si chiama Valle Romana.
    Originariamente la popolazione viveva  nel luogo in cui oggi sorge la chiesa madre di San Giovanni Evangelista, mentre nelle campagne circostanti erano sparse le case dei contadini suddivise in 12 frazioni. In seguito alle continue invasioni, gli abitanti decidono di conciungersi a quelli di Marsiconuovo di cui Paterno resta frazione fino al 1973, quando il comune diventa autonomo.

    Paterno ha origini antichissime e che in epoca romana ha visto sorgere, circondate dalla sua bella e fresca pianura, numerose ville rustiche. In località “Aggia” sono stati trovati i resti di una di esse. Il passaggio dei romani è testimoniato anche a “Valle Romana”, sede di una campagna di scavi che negli anni ’60 del secolo scorso ha portato alla luce numerosi reperti. La parte più vecchia è rappresentata dalla Chiesa Madre e dal largo sottostante Il territorio di Paterno ha una superficie di 39,25 km quadrati ; è attraversato dal fiume Agri . Confina a Nord con Marsico Nuovo, a Nord- Est con Marsicovetere, a Sud con Tramutola e ad Ovest con Padula.
    Con la prima grande emigrazione avvenuta tra il 1880 e il 1900 il centro si spopolò di circa 1500 unità, oggi conta 3.345 abitanti.

    Il patrimonio culturale e religioso
    Da ammirare è Palazzo Arco della Volpe, risalente agli inizi del XIX secolo, con una caratteristica struttura ad arco attraverso cui, un tempo, passava la strada che conduceva ad un antico rione del paese. Davvero imponente è poi la struttura del Palazzo Rautiis, del XIX secolo, sorto come casino di campagna, dall’imponente sagoma e con due torrette laterali e robuste mura in pietra.
    A Paterno, vicoli, stradine, giardini e palazzi storici, con annesse chiesette e archi si intrecciano , attraverso i quali è possibile raggiungere anche i principali luoghi di culto come la chiesa madre dedicata a San Giovanni Evangelista. Sulla collinetta del rione Raia, sorge la chiesa di San Rocco.
    Molto suggestiva è poi la Chiesa del Sacro Cuore con una piccola grotta di roccia in cui è collocata una statuetta in pietra raffigurante la Madonna. In località Piazzolla si trova la chiesa di San Bartolomeo, che è collegata ad una cappella privata dove sono conservati dipinti del 600.

    Ambiente e attività
    Il territorio di Paterno è ricco di sorgenti, fa parte del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val D’Agri Lagonegnrese.
    L'attività più praticata dalla popolazione è l'agricoltura e l’allevamento, particolarmente diffusa è la produzione di latticini, ma il nome del comune della Valle dell’Agri è associato anche ai Fagioli.

    Leggenda
    La Madonna del Terremoto
    Alle ore 21:12 del 16 dicembre 1857 uno spaventoso terremoto colpì la popolazione della Basilicata e delle regioni confinanti. Per la Val d'Agri fu una vera e propria catastrofe. Gli abitanti di Paterno il giorno successivo, decisero di portare in processione la statua della Madonna del Carmine per le strade del paese. La leggenda narra che non appena la processione giunse nei pressi dell'attuale rione Pantano, la Madonna, di fronte alle case distrutte e ai carri pieni di cadaveri, girò il volto e i suoi occhi versarono sangue. L';evento miracoloso viene ricordato ogni anno il 17 dicembre.